mercoledì 10 giugno 2020

Sintesi finale

#Step24
Uno sguardo d'insieme



Veloci, più veloci, il mondo cambia lingua e noi non parliamo quel gergo.
OBSOLESCENZA, una parola che fonda le sue radici a Roma, ai tempi di Cicerone, e che stava ad indicare un'abitudine desueta;  un termine che nei secoli ha accompagnato la pulsione verso il futuro e l'evoluzione dell'individuo consolando la necessità intrinseca di preservare il passato.
E' un tema ricorrente nel pensiero di filosofi come Platone, nell'opera di poeti del calibro di Leopardi e Gozzano, che fondano i propri scritti sulla rimembranza, ma già nella mitologia incombeva il dilemma del superamento dei limiti umani come nel mito di Prometeo, prototipo greco dell'over-reacher, che prelude i moderni studi di eugenetica, acceso campo di discussione etica.

In alcuni momenti storici prevalse la paura del divenire sull'ineluttabile processo evolutivo: nel medioevo Galilei dovette abiurare le sue tesi a causa dell'oscurantismo imperante, ma anche in altre epoche si tentò di riportare indietro le lancette del tempo, la restaurazione nella storia o il neoclassicismo in arte, o più semplicemente l'utopia di voler congelare un periodo di splendore non accettando il cambiamento e rimanendo ancorati a un mondo che non esiste più come nel caso dell'Orientalismo.

Nella modernità il termine obsolescenza ha assunto varie accezioni, diventando un concetto discusso e pluridisciplinare: nell'ingegneria l'obsolescenza è un limite strumentale al progresso mentre ben altra cosa è l'obsolescenza programmata voluta dall'economia; infatti nella comunicazione da una parte siamo indotti all'acquisto compulsivo ed esasperato dalle pubblicità , d'altro canto la cronaca solleva il problema legato all'equilibrio tra l'ambiente, il ricambio tecnologico e l'economia, argomento peraltro ripreso da pubblicazioni di denuncia sull'abuso delle risorse prime e sui limiti dello sviluppo. Anche nell'intrattenimento troviamo riferimenti, ad esempio nei film d'animazione, per rendere partecipi i più giovani di un problema che interesserà il loro futuro o addirittura ipotizzando una serie TV per un pubblico più adulto.

Ma sicuramente il campo dove l'obsolescenza accende oggi il dibattito più controverso è quello dell'etica: da una parte le esigenze dell'economia di mercato, descritte da Latouche, in contrasto con la necessita di preservare gli ecosistemi naturali e dell'altra un'incapacità della razza umana di mantenere relazioni profonde, vissute e durature in questo mondo superficiale e frenetico; nel contempo,  questa mentalità limitata e circoscritta genera una difficoltà nel cercare la propria identità in una realtà già di per sé spersonificante, argomento che è centrale nel disco di Willie Peyote.

domenica 7 giugno 2020

Serie TV

#Step22
Come una fotografia






1.IL PRESENTE
Sara, una ragazza di 16 anni, va a far visita ai nonni che abitano in campagna. La giovane è sempre contenta di rivedere i nonni, perché trova la vita bucolica affascinante in quanto le permette di staccare dalla tecnologia e passare il tempo fantasticando, curiosando fra i cimeli dei nonni Carlo e Alice e ascoltando le storie che vi si celano dietro. Durante un piovoso pomeriggio primaverile, il nonno riesuma un vecchio baule da viaggio, di quelli di legno con le cinghie di cuoio, che hanno racchiuso i sogni di una generazione che scopriva un nuovo mondo: anche questo baule contiene la passione del giovane Carlo! Una Leica, una Olivetti, rullini, album ingialliti zeppi di foto seppiate e l'occorrente per lo sviluppo dei negativi riemergono dall'oblio del tempo e il nonno con orgoglio racconta alla nipote l'origine di questa sua grande passione.

2.IL PASSATO
Attraverso le parole di Carlo si apre un flashback: primavera 1951, il giovane intravide nel parco che era solito frequentare la grazia di una fanciulla seduta nella penombra che sfogliava un'edizione consunta di Cime Tempestose. Carlo sin dal primo sguardo s’infatuò di Alice e decise di manifestare apertamente il suo sentimento scrivendole delle lettere, corteggiandola, regalandole dei fiori. Dopo pochi anni convolarono a nozze e partirono per la luna di miele diretti a Parigi con un prezioso dono matrimoniale: la Leica M3. I due giovani affascinati da questa romantica città sentirono la necessità di immortalare questi momenti unici per preservarne il ricordo e qui nacque l'amore di Carlo per la fotografia. Tra le tante immagini di Parigi catturate dal novello fotografo, quella che risultò il più caro ricordo fu un'istantanea scattata da un artista di MontMartre ai due giovani sposi teneramente abbracciati. Ritornati dal viaggio Carlo per avvalorare il ricordo, decide di imparare la tecnica dello sviluppo fotografico, passione che non lo abbandonò.

3.IL FUTURO
Sulla fine del racconto nonna Alice mostra a Sara gli album con i primi scatti di Parigi e le foto che testimoniano una vita passata tra nuove esperienze, fratelli, amici e la crescita dei figli; la vita dei nonni scorre sotto gli occhi curiosi della ragazza, che nota la mancanza di immagini recenti che la ritraggano. Il nonno le spiega che non ha più potuto coltivare la passione per la fotografia poichè gli strumenti da lui utilizzati per una vita risultano da qualche anno inadeguati o forse egli stesso non si è saputo convertire all'utilizzo delle nuove tecnologie. Nel frattempo Alice mostra alla nipote la famosa foto di MontMartre e Sara decide di riprodurre l'immagine di allora inquadrando sia il vecchio scatto che i nonni raccolti nuovamente in quel tenero abbraccio e posta l'immagine nelle storie di Instagram; alla richiesta del nonno di avere questo scatto per poterlo conservare tra i ricordi, la ragazza risponde divertita che le storie durano solo 24 ore e non ne rimane traccia nella memoria. 




sabato 30 maggio 2020

Etica

#Step21
Etica dell'obsolescenza


Volendo prima dare un significato a "Etica" e identificandola come una dottrina speculativa volta a discernere il  bene e il male secondo vari criteri nella vita pratica dell'uomo, creando dunque una diretta connessione con la morale, è un concetto che ben si innesta nella discussione critica nel concetto di OBSOLESCENZA sia dal canto più prettamente meccanico e "programmato", sia dal canto più umano e generale nella significanza di "inadeguato".

Nell'ambito meccanico di obsolescenza programmata, l'etica si pone ad allibrare la sfrenata economia consumistica di mercato e la difficile gestione delle risorse prime, comunque limitate sul pianeta terra, dovendo sancire il non-plus-ultra oltre il quale nel medio-lungo periodo l'eccesso di questa condotta porterebbe la terra al collasso (interessante in questo senso il calcolo annuale dell' "Earth Overshoot Day" ovvero il teorico giorno dell'anno dell'anno in cui il genere umano consuma tutte le risorse tecnicamente a propria disposizione per quell'anno sul pianeta, che mantiene un trend generalmente negativo dal 1971, anno in cui è stato istituito, e che ha toccato i minimi storici l'anno scorso arrivando al 29 luglio); a tal proposito negli ultimi anni in alcuni stati, come la Francia, sono state varate leggi che limitano l'abuso dell'obsolescenza programmata da parte delle industrie.

Trattando invece il concetto di obsolescenza come sinonimo di inadeguatezza, soprattutto sul alto umano notiamo come l'etica giochi un ruolo fondamentale soprattutto nei confronti di tecnologie letteralmente sovraumane che potrebbero rendere obsoleto il nostro ciclo vitale (rendendo la creazione della vita una semplice pratica di laboratorio, sostituendo l'intelligenza umana con l'intelligenza artificiale o sostituendoci completamente nelle nostre mansioni) e dunque facendo regredire l'uomo perchè sempre meno chiamato in causa a svolgere un qualsiasi compito pratico. In uno scenario meno catastrofico e più attuale, si nota come già il processo (produttivo, come nel caso della catena di montaggio, o creativo, con i grandi team con tutti i componenti molto specializzati) abbia già superato l'uomo per importanza, portando a conseguenze inimmaginabili se portato all'estremo, ovvero l'oggettivazione dell'uomo

mercoledì 27 maggio 2020

Zibaldone

#Step20
Leopardi sull' "Antico"






Leopardi, noto poeta della Rimembranza, non considera il ricordo e il passato come OBSOLETO, piuttosto considera la sua fanciullezza e giovinezza come un luogo della memoria dove trovare gli "idilli", ovvero il recupero dell' illusione giovanile, quando l'infinito, pur incompreso, rimaneva un dolce naufragare tra i flutti dell'immensità, incomprensibile per la mente umana.

A tal proposito scrive "L'antico è un principalissimo ingrediente delle sublimi sensazioni, siano materiali, come una prospettiva, una veduta romantica ec. ec. o solamente spirituali ed interiori. Perché ciò? per la tendenza dell'uomo all'infinito. L'antico non è eterno, e quindi non è infinito, ma il concepire che fa l'anima uno spazio di molti secoli, produce una sensazione indefinita, l'idea di un tempo indeterminato, dove l'anima si perde, e sebben sa che vi sono confini, non li discerne, e non sa quali sieno.", dando quasi inconsistenza al tempo trattandolo come infinito e dunque rendendo impossibile una classificazione secondo canoni di innovativo od obsolescente.

Leopardi conclude con una metafora per alcuni versi abbastanza ingegneristica, parlando di due torri: " Anzi è notabile che l'anima in una delle dette estasi vedendo, per esempio, una torre moderna, ma che non sappia quando fabbricata, e un'altra antica della quale sappia l'epoca precisa, tuttavia è molto più commossa da questa che da quella. Perché l'indefinito di quella è troppo piccolo, e lo spazio, benché i confini non si discernano, è tanto angusto, che l'anima arriva a comprenderlo tutto.", andando perciò a insistere su come l'uomo addirittura rifugga dal futuro e si nasconda nel passato per conforto.

martedì 26 maggio 2020

Nell'utopia

#Step19
L'utopia retrospettiva occidentalista e orientalista






L'utopia retrospettiva è già di per sè un concetto che concerne strettamente l'OBSOLESCENZA in quanto tenta di riportare in vita qualcosa di passato e pretende che si adatti al mondo moderno (basti pensare alla restaurazione post-Napoleonica che tentava di portare indietro le lancette del tempo credendo che l'assolutismo potesse adattarsi anche all'800); tra le moderne utopie retrospettive sicuramente trova spazio la concezione di occidentalismo e orientalismo, come sostiene Massimo Campanini, Islamista, storico e traduttore, nel suo libro che tratta della politica e religione Islamica e di come in occidente si abbia una visione distorta di ciò che essa realmente è, fondamentalmente vivendo in una concezione quasi razzista per via di un'idea chiusa e retrograda come quella di occidentalismo (e dunque conseguentemente orientalismo): lo scrittore si schiera dunque a favore della necessità di svecchiare e decostruire questa visione anti-cosmopolita.
D'altro canto è l'autore stesso che ammette che il tempo di Muhammad, il profeta, non può essere il tempo presente e sottolinea che non può tornare il tempo di Solimano il magnifico, utopia retroattiva in cui è incappato l'Islam dalla fine del regno di quest'ultimo: la necessità degli ottomani di occidentalizzarsi penalizzando i sudditi orientali e le novità che si sono progressivamente fatte strada in tutto il resto del mondo e a cui l'Islam non ha saputo adattarsi lo tengono innegabilmente discostato dalla nostra cultura su certi aspetti, il che li imprigiona in uno stato di difficoltà di dialogo e proiettati verso il passato come utopia piuttosto che verso il futuro.

lunedì 25 maggio 2020

Nella filosofia contemporanea

#Step18
Serge Latouche






All'inizio degli anni 50, con l'avvento della società di consumo, si palesò il problema di identificare un termine di vita degli oggetti e dei prodotti industriali e l'economista e filosofo Latouche scrisse nel suo saggio "Usa e getta": “La società industriale una volta saturati i mercati, entrerebbe in crisi se gli oggetti non dovessero essere sostituiti con una certa frequenza. Ecco perché, già dagli albori dell’industrializzazione di massa, teorici e imprenditori si pongono il problema del tasso di sostituzione degli oggetti. La risposta è l’obsolescenza programmata. Bisogna smettere di produrre merci durevoli, che rasentano l’indistruttibilità come la mitica Ford T o la lampadina a filamento di carbonio di Edison, accorciando in qualche modo la loro durata” identificando un problema che si sarebbe presentato pochi anni dopo, ovvero la necessità che il consumatore periodicamente debba comprare un prodotto nuovo di fabbrica perché il consumismo sopravviva e non imploda sulla sua sovra-produzione.
Per assurdo, immersi in questa mentalità, portando alle estreme conseguenze e alla pluridisciplinarietà, un discorso analogo si può traslare ormai sui rapporti interpersonali, sempre più brevi, superficiali e meno duraturi, perché
un mondo veloce e pieno di stimoli porta non tutte le persone di cui ci circondiamo ad essere "adatte" a seguirci o comprendere le nostre scelte e dunque inconsciamente sacrificare rapporti ormai non più soddisfacenti in favore di nuovi credo, anch'essi futili. Tutto è bene ciò che finisce? Non esattamente, qui entra in gioco il limite di ciò che effettivamente comporta la spersonificazione e l'effettiva utilità della filosofia e dell'etica, oltre che del pensiero in un essere umano.

venerdì 22 maggio 2020

Alfabeto dell'Obsolescenza

#Step17
Abbecedario per affinità o contrasto



A- Antiquato
B- Banale
C- Catorcio
D- Démodé
E- Evoluzione
F- Futuro
G- Generazione
H- Hi-Tech
I- Ieri
J-  Jeri (versione di "ieri" ormai in disuso)
K- Kolchoz (auspicando il non replicarsi di quello specifico quadro storico della Russia)
L- Longevità
M- Mercato
N- Novità
O- OBSOLESCENZA
P- Programmata
Q- Qualità 
R- Ricordo
S- Superato
T- Trapassato
U- Upgrade
V- Vecchio
W- Walkman
X- Xenofobia (o almeno la speranza è che si superi)
Y- Yo-Yo
Z- Zuava (portare i pantaloni alla) (moda ormai di tempi passati)

mercoledì 20 maggio 2020

Un testimonial

#Step16
Willie Peyote






Willie Peyote, pseudonimo di Guglielmo Bruni, giovane cantautore italiano è un perfetto testimonial dell' obsolescenza perché, per paradosso, ne evolve profondamente il significato: nel suo nuovo disco, uscito da qualche mese, uno dei temi centrali è proprio l'inadeguatezza della persona al repentino adattamento che il mondo contemporaneo richiede; a partire dal titolo del disco, "Iodegradabile", per arrivare prima alle tracks "Catalogo", "Cattività" e "La tua futura ex-moglie" già si intende dove verte la sua critica, ma è analizzando i testi che si intende quanto effettivamente essa sia profonda.

"Tutti in vendita e tutti acquirenti/ Ci matchano al millimetro algoritmi intelligenti/ Sanno cosa dici anche quando sono spenti/ Sanno cosa serve per sentirti un vero uomo/ Sanno che domani te ne servirà uno nuovo" è una dichiarazione di soffocamento, di perdita di identità in quanto qualcosa di esterno e perfino irreale riesce a comprendere e guidare il gusto personale meglio di quanto possa fare l'individuo: è questa l'essenza del "Catalogo", su cui noi stessi ci pubblichiamo, ma "Tutto è bene quello che finisce/ Uno nuovo mi sostituisce/ Ora che tutto invecchia prima/ Dalla sera alla mattina" è forse la presa di coscienza nichilista di essere OBSOLESCENTE e di necessitare di una guida del proprio essere.

Nel brano "La tua futura ex-moglie" la critica, dal personale, si sposta sulle relazioni umane, finendo quel processo di oggettivazione del soggetto e dichiarando l'esistenza dell'obsolescenza programmata anche nelle relazioni interpersonali. "E ho visto Dio sotto mentite spoglie/ Ma come sai potrebbe andare ovunque/ Hai scelto lei la tua futura ex moglie/ Così perfetta se ne andrà comunque/ Se ne andrà comunque//  Andrai comunque/ Andrai come se n'è andato chiunque/ Per come sei potresti andare ovunque / Andrai come se n'è andato chiunque" è il manifesto pessimista di chi percepisce l'inferiorità contro chi domani saprà stare al mondo meglio del proprio individuo, facendo quasi riecheggiare la necessità della solitudine come unica soluzione, volente o nolente, che viene lasciata all'uomo nel suo profondo.

mercoledì 13 maggio 2020

Limiti dello sviluppo

#Step15
Moderazione






Indubbiamente, parlando di OBSOLESCENZA programmata, intendiamo un processo che si presenta dopo la produzione, distribuzione e utilizzo di un prodotto e dunque, volendo trovare una collocazione ne  " I limiti dello sviluppo", occorre ripercorrere gli ultimi scenari, quelli più avanzati, e più precisamente dall'ottavo scenario intitolato "Moderazione dello stile di vita" in poi, in cui si auspica non solo una limitazione ma anche un livellamento dello stile di vita mondiale, che certamente non può vivere senza tecnologia e progresso, ma deve rapportarli con quelle che effettivamente sono le risorse disponibili. In questo braccio di ferro tra futuro e sostenibilità ben si inseriscono sia l'obsolescenza che l'obsolescenza programmata con due ruoli molto diversi: la soglia dell'obsolescenza si pone come requisito minimo della livella tecnologica-sociale cui si faceva riferimento prima, cercando dunque la durabilità, nei limiti del possibile, dei prodotti tecnologici per non aumentare eccessivamente il dispendio di risorse prime; l'obsolescenza programmata è invece il tacito confine che separerebbe gli interessi dell'economia di mercato e la capacità limite di sfruttamento dell'ambiente: quello che di fatto viene suggerito è la moderazione, limitare le proprie esigenze (in questo caso tecnologiche) a quelle che sono le necessità e rinunciare ai capricci, alle mode e alle tendenze per non rischiare di estinguerci nel medio-lungo periodo.

domenica 10 maggio 2020

Cronaca

#Step14
Apple patteggia rimborsi per 500 milioni






Il colosso californiano della mela morsicata così risponde alla class action statunitense che la accusava di OBSOLESCENZA programmata sui suoi dispositivi: 500 milioni di risarcimento per gli utenti Iphone, in seguito a uno degli ultimi aggiornamenti che hanno portato i noti telefonini ad essere inutilizzabili per malfunzionamenti della batteria o del software come improvvisi spegnimenti o crash durante procedimenti leggermente più elaborati per modelli non recentissimi. 
Il risarcimento, la cui cifra deriva dall'accordo degli avvocati delle parti in causa, è di 25 euro per dispositivo, peraltro solo per alcuni modelli: una cifra irrisoria, ma che si porta dietro un retroscena decisivo ovvero che l'obsolescenza programmata non è una mera teoria ma una realtà (e un eventuale capo d'accusa per le aziende tech, se troppo marcata).
Apple si è ovviamente giustificata dando la colpa di questo malfunzionamento a un effetto collaterale di una strategia per far durare maggiormente i suoi cellulari e ha proclamato la sua colpa solo per quanto riguarda la mancata comunicazione ai consumatori, e comunque solo in seguito a una protesta di scala nazionale nel paese da cui arrivano la stragrande maggioranza degli introiti dell'azienda: un'autentica dimostrazione di come le esigenze di mercato partano dal consumatore e di come il concetto del "fatti per non durare" rischi di inficiare seriamente non solo l'ambiente ma anche il mercato, portando il consumatore a prediligere un prodotto più durevole e sottolineando come sia l'avanzare della tecnologia e non della moda a determinare quando un dispositivo è effettivamente inutilizzabile.

venerdì 8 maggio 2020

Nell'ingegneria

#Step13
Obsolescenza o obsolescenza programmata?







Il motivo per cui questa parola è propria dell'ambito della tecnologia è probabilmente l'espressione "OBSOLESCENZA programmata", ormai entrata nel gergo comune per indicare un prodotto tecnologico "fatto per non durare", non a causa dell'avanzare del progresso ma per volontari difetti produttivi o usure forzate, al fine unico di colmare esigenze consumistiche di mercato che hanno di fatto soppiantato per importanza sia l'effettiva utilizzabilità del prodotto stesso sia un saggio utilizzo delle risorse primarie.
Ingegneristicamente parlando, OBSOLESCENZA è un concetto che riguarda un dispositivo ormai inadatto a svolgere la sua funzione in quanto sorpassato dall'avanzare della tecnologia e quindi non più in grado o non più ottimale nel suo compito, da cui un'effettiva necessità di una sostituzione che porti a un upgrade.

mercoledì 29 aprile 2020

Tra medioevo ed epoca moderna

#Step12
L'abiura del Galilei

"(...)lasciar la falsa opinione che il Sole sia centro del mondo e che non si muova, e che la Terra non sia centro del mondo e che si muova, e che non potessi tenere, difendere né insegnare in qualsivoglia modo, né in voce né in scritto, la detta falsa dottrina, e dopo d'essermi notificato che detta dottrina è contraria alla Sacra Scrittura, scritto e dato alle stampe un libro nel quale tratto l'istessa dottrina già dannata e apporto ragioni con molta efficacia a favor di essa, senza apportar alcuna soluzione, sono stato giudicato veementemente sospetto d'eresia, cioè d'aver tenuto e creduto che il Sole sia centro del mondo e imobile e che la Terra non sia centro e che si muova;
pertanto, volendo io levar dalla mente delle Eminenze Vostre e d'ogni fedel Cristiano questa veemente sospizione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto li suddetti errori e eresie, e generalmente ogni e qualunque altro errore, eresia e setta contraria alla S.ta Chiesa; e giuro che per l'avvenire non dirò mai più né asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa aver di me simil sospizione; ma se conoscerò alcun eretico o che sia sospetto d'eresia lo denonziarò a questo S. Offizio, o vero all'Inquisitore o Ordinario del luogo, dove mi trovarò.(...)"


Con queste parole Galileo Galilei davanti agli inquisitori ritrattava le sue tesi sull'eliocentrismo, perché era impensabile "Che il Sole sia centro del mondo e imobile di moto locale"  e l'oscurantismo e il controllo clericale sulla scienza gli ingiunsero di affermare "è proposizione assurda e falsa in filosofia, e formalmente eretica, per essere espressamente contraria alla Sacra Scrittura".
Siamo di fronte a un chiaro caso di negazione del progresso e del futuro e di una voluta arretratezza mentale per mantenere un controllo ideologico e politico sulla popolazione, arrivando ad abiurare una scoperta scientifica sensazionale per mantenere nell'OBSOLESCENZA e nell'arretratezza tecnica una popolazione in questo modo più facilmente governabile.

lunedì 27 aprile 2020

CoronaVirus

#Step11
Gestione obsoleta del mondo moderno






L'emergenza che ha reso necessaria la convivenza con l'epidemia di CoVid nelle ultime settimane ha evidenziato un problema che prescinde dalla medicina moderna e dal virus in sè, ovvero l'effettiva velocità e facilità di contagio tra le persone: se nel medioevo le pandemie trovavano terreno fertile per la loro espansione nelle scarse condizioni igieniche e nell'ignoranza della popolazione circa le possibilità e capacità di contagio, ma erano fortemente limitate nei modi e nei tempi dalla lentezza e pochezza degli spostamenti sulla lunga distanza (la loro possibile diffusione era legata alle carovane di mercanti o qualche animale-vettore), oggi fronteggiamo un microorganismo sicuramente meno pericoloso e meno spaventoso ma in grado di spostarsi molto velocemente e di venire potenzialmente in contatto con l'intera popolazione mondiale. 
Questo virus era probabilmente prevedibile incrociando i dati rilevati dai vari ospedali nel mondo, che già evidenziavano un'influenza più aggressiva e alcuni tipici sintomi nei malati: è stato necessario però trovarsi nella situazione vicina al collasso del sistema ospedaliero per rendere operative misure (che non hanno potuto che essere drastiche, radicali e distruttive per l'economia) dimostrando come nel mondo moderno non basti più subire passivamente un problema ma sia effettivamente necessario prevederlo e premunirsi contro esso.
Negli ultimi 17 anni ci sono stati almeno 5 virus aggressivi di portata intercontinentale come ebola e l'influenza aviaria e sicuramente ne arriveranno altri che porteranno nuovamente situazioni similari a queste ed eventualmente con sintomi molto più gravi del Covid-19: l'inefficienza della soluzione del lockdown è evidente e quindi è opportuna un'evoluzione o dal sistema sanitario per curare, uscendo dall'OBSOLESCENZA in cui è sprofondato da 40 anni a questa parte, complici gli scarsi investimenti pubblici (per quanto riguarda la situazione italiana) o più auspicabilmente un sistema di prevenzione digitalizzato su scala mondiale per prevenire queste epidemie e stroncarle sul nascere, svecchiando la medicina per ciò che riguarda il rilevamento diretto sul paziente di un patogeno.

mercoledì 22 aprile 2020

Cinema

#Step10
Robots






Nel film della disney Robots, del 2005, si evidenzia una battaglia tra due successive generazioni di robot, le generazione "OBSOLESCENTE" ma carica di valori, di unità e di genuinità e una generazione "innovativa" ma menefreghista che fa del motto "Perchè essere tu quanto puoi essere new" il suo stendardo, non importandosi se questo progresso possa danneggiare o uccidere una generazione precedente che si rivela nel film più adatta ad affrontare la realtà odierna e futurista.
Dalla scena di questa battaglia si evince come il nuovo, se inteso solo fine a sè stesso o a vantaggio di pochi sia deleterio e sia la comunità a doverne trarre vantaggio.

venerdì 17 aprile 2020

Arti figurative

#Step09
Architettura neoclassica







Dopo il periodo della restaurazione post-napoleonica, le lancette dell'orologio del tempo indugiano, sembrano rivolte al passato, sia nella politica che nell'arte; è in questo periodo che si afferma, infatti, il neoclassicismo, una corrente artistica che piuttosto che tendere a innovare, guarda al mondo greco e romano come modello: parliamo di un'arte OBSOLETA, in quanto copia dell'antico, senza innovazioni sia sull'aspetto tecnico che sull'aspetto estetico.
Tra i monumenti simbolo della nostra città di Torino, spicca la "Gran Madre", costruite in onore del ritorno della dinastia Sabauda nell'allora capitale del regno, che ricorda sia internamente che esternamente il pantheon ed è edificata con metodi similari, come se l'architettura fosse ferma a quasi due millenni prima.

mercoledì 15 aprile 2020

Platone

#Step08
Platone






Platone non parlò di Obsolescenza direttamente, occorre dunque forzare il concetto in alcune sue sfumature. Tra le sue significanze più late c'è anche quella legata al concetto di ricerca continua del migliore, aspirazione a ciò che non si possiede e a un miglioramento.
Visto in questa nuova luce, si può leggere l'amore platonico come continua ricerca del sapere, che è proprio della sola divinità, dovendo cercare ciò che gli sfugge e senza esserne mai sazio, così come l'amante.
Si cela dietro questa tensione alla conoscenza, l'intero concetto di filo-sofia, amore verso il sapere, ponendo Amore come un intermedio tra l'uomo e la divinità, definendolo, nel "Simposio", sete di bellezza e di bontà che unito ad Eros, desiderio (e non a Bellezza), porta dall'ignoranza e dal mondo sensibile, fino ad aspirare alla sapienza e al soprasensibile, che racchiude in sé la metaempirica Bellezza, giacché i greci associavano il Bene al Bello, nel noto concetto di "kalokagathia".


Abbietto è l'amante volgare, innamorato più del corpo che dell'anima: non è un individuo che resti saldo, come salda non è nemmeno la cosa che egli ama. Infatti quando svanisce il fiore della bellezza del corpo del quale era preso "si ritira a volo"  ad onta dei molti discorsi e delle promesse. Chi invece si è innamorato dello spirito quando è nobile resta costante per tutta la vita perché si è attaccato a una cosa che resta ben salda. Il nostro costume esige dunque che costoro vengano ben provati e che a questi si dia compiacenza, e quelli invece vengano rifuggiti.

lunedì 6 aprile 2020

Poesia

#Step07
Poesia




"(...)Vill’Amarena! Dolce la tua casa
in quella grande pace settembrina!
La tua casa che veste una cortina
di granoturco fino alla cimasa:
come una dama secentista, invasa
dal Tempo, che vestì da contadina.
Bell’edificio triste inabitato!
Grate panciute, logore, contorte!
Silenzio! Fuga delle stanze morte!
Odore d’ombra! Odore di passato!
Odore d’abbandono desolato!
Fiabe defunte delle sovrapporte!(...)"

La parola OBSOLESCENZA in poesia è legata strettamente alla figura di Guido Gozzano, poeta crepuscolarista italiano che così è descritto da Sanguineti nell'edizione Einaudi per il centenario dalla morte: "Gozzano, cosciente dell'obsolescenza, non finge entusiasmi, e non si getta dentro: è il suo vero esilio. La sua linea di condotta è gustosamente paradossale: anziché fabbricare il moderno destinato all'invecchiamento, come accade per i vini di buona annata, l'obsolescenza fabbrica direttamente l'obsoleto, in perfetta coscienza e serietà. Ciò che è di moda è da lui contemplato e assunto come già démodé.".
In questo sentimento di Gozzano si coglie la sua percezione della crisi dell'umanesimo a favore della nascente società di massa, che porta il poeta a un volontario esilio ai margini della società per vivere la fine irreversibile di ciò che è stato nel privato e parlando di "buone cose di pessimo gusto" in un nostalgico presente, ironico, ma per nulla sterile.
Nella descrizione della signorina Felicita, si nota infatti un'atmosfera quasi impressionista, attenta al dettaglio ma sommessa, a tratti maniacale ma immobile, sciatta, con poche pennellate significative che permettono al lettore di raggiungere un altro livello di lettura tra le righe: le emozioni dei personaggi visive e mentali. Contestualizzata in una villa di provincia, ambiente tanto caro al poeta, è zeppa di riferimenti a un passato che si vuole far vivere nel presente a costo di restituire una realtà mediocre e spesso banale.
Gozzano è disilluso come i suoi personaggi e pone nel suo perentorio "quello che fingo d'essere e non sono" una chiave di lettura amaramente ironica e volontariamente priva di identità: è proprio questa identità che spinge l'autore a cercare di ritardare le lancette della storia e ad essere definito poeta dell' obsolescenza.


venerdì 3 aprile 2020

Letteratura

#Step06
"Ma il libro non morirà mai"




"Sono fatti per essere presi in mano, anche a letto, anche in barca, anche là dove non ci sono spine elettriche, anche dove e quando qualsiasi batteria si è scaricata, possono essere sottolineati, sopportano orecchie e segnalibri, possono essere lasciati cadere per terra o abbandonati aperti sul petto o sulle ginocchia quando ci prende il sonno, stanno in tasca, si sciupano, assumono una fisionomia individuale a seconda dell'intensità e regolarità delle nostre letture, ci ricordano (se ci appaiono troppo freschi e intonsi) che non li abbiamo ancora letti, si leggono tenendo la testa come vogliamo noi, senza imporci la lettura fissa e tesa dello schermo di un computer, amichevolissimo in tutto salvo che per la cervicale. Provate a leggervi tutta la "Divina Commedia", anche solo un'ora al giorno, su un computer, e poi mi fate sapere.
Il libro da leggere appartiene a quei miracoli di una tecnologia eterna di cui fan parte la ruota, il coltello, il cucchiaio, il martello, la pentola, la bicicletta. Il coltello viene inventato prestissimo, la bicicletta assai tardi. Ma per tanto che i designers si diano da fare, modificando qualche particolare, l'essenza del coltello rimane sempre quella. Ci sono macchine che sostituiscono il martello, ma per certe cose sarà sempre necessario qualcosa che assomigli al primo martello mai apparso sulla crosta della terra. Potete inventare un sistema di cambi sofisticatissimo, ma la bicicletta rimane quel che è, due ruote, una sella, e i pedali. Altrimenti si chiama motorino ed è un'altra faccenda."

Umberto Eco e Jean-Claude-Carrière con questa aperta dichiarazione d'amore verso la carta stampata ci ammoniscono di prestare attenzione a ciò che definiamo OBSOLETO: citando il noto semiologo «Il libro è come il cucchiaio, il martello, la ruota, le forbici: una volta che li avete inventati, non potete fare di meglio», cioè non tutto è destinato ad essere superato, vinto dal progresso, perché è già perfetto nella sua funzione e ogni tentativo di cambiamento finirebbe solo per snaturare l'oggetto in sé.
Il libro, nel caso specifico, ha in sé la sua funzione di tacita testimonianza del passato, di ambasciatore franco ed eterno di cultura non sottoposto a un controllo telematico e immune all'evolversi della tecnologia che in qualche anno non sarà più disponibile perché superata, fuori corso, obsoleta. Il libro è ricordato anche senza mai essere letto integralmente o addirittura mai aperto: in pochi hanno effettivamente letto nella totalità la Bibbia, il Corano o il Kamasutra, eppure chiunque pretenderne di conoscerne il contenuto, proprio perché la loro capacità di comunicare non è obsoleta e continua ad affascinare.
Menzioni doverose nel campo ingegneristico del concetto di obsolescenza in letteratura si ritrovano nel periodo post prima rivoluzione industriale, ad esempio in Dickens, che addirittura addita il progresso stesso come obsoleto in quanto peggiorava la vita delle persone denunciando le condizioni scandalose del popolino nell'Inghilterra a lui contemporanea (basti pensare alle workhouses in Oliver Twist o le città surreali descritte in Hard Times), creando un'utopia retroattiva idealizzando la vita rurale. 

martedì 31 marzo 2020

Pubblicità

#Step5
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Parlando di pubblicità è spontaneo collegare il termine a una visione futuristica e idealizzata della realtà, specchio del consumismo di mercato. Il fine della pubblicità è duplice, da un lato guidare verso un prodotto e accattivarsi il consumatore rispetto alla concorrenza, dall'altro, più interessante in questione, convincere chi guarda lo spot che acquistare il particolare prodotto porti a un'innovazione  e miglioria della propria vita, facendo risultare perciò OBSOLETO ciò che già si possiede. L'obsolescenza cosiddetta percepita, indotta da furbe strategie di marketing della moda e della pubblicità, vuole imporre anzitempo il rinnovamento dei beni di consumo mirando a creare un'attitudine mentale al continuo ricambio e un'ossessiva tendenza al progresso.

Sintesi finale

#Step24 Uno sguardo d'insieme Veloci, più veloci , il mondo cambia lingua e noi non parliamo quel gergo. OBSOLESCENZA, una pa...